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martedì 1 dicembre 2009

La solitudine dei figli lontani


Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l'affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.
Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all'attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai.
(Pier Luigi Celli, lettera al figlio pubblicata da Repubblica)


Tutto più o meno giusto. E comprensibile l'invito a scappare all'estero. Inutile la retorica (spesso onesta) di chi dice: resto per non darla vinta. Le cose - poche storie - stanno quasi sempre così, e le eccezioni (di cui m'illudo di far parte) si contano sulla punta delle dita di una mano.
Però, in questa lettera, manca qualcosa: una cosa importante. E' il motivo per il quale, qualche anno fa, ho deciso di rimettere in discussione tutta la mia vita e le certezze conquistate (una carriera all'estero e uno stipendio doppio di quello che prendevo prima in Italia) e tornare: perché all'estero puoi trovare un buon lavoro, farti qualche amico e magari incontrare pure l'amore, ma la verità è che un uomo, senza le sue radici, è sempre solo.

venerdì 27 novembre 2009

Bandiere/1. Chi glielo dice alla Cgil?


da Corriere.it - I politici polacchi hanno presentato un breve emendamento che mette al bando qualsiasi simbolo comunista dal paese dell'Est europeo. Il Senato ha infatti approvato una modifica all'articolo 256 del codice penale che dichiara illegali tutti i simboli comunisti. Chiunque li utilizza o ne è in possesso rischia fino a due anni di carcere per aver commesso il reato di «glorificazione del comunismo». Il Presidente della Repubblica Leck Kaczynski lunedì prossimo dovrebbe firmare la legge che probabilmente entrerà in vigore dal prossimo anno. A questo punto anche indossare t-shirt con l'immagine di Che Guevara o solamente canticchiare l'Internazionale nelle strade di Varsavia sarà considerato un crimine in Polonia. La nuova legge infatti proibisce espressamente tutte le immagini che inneggiano a sistemi antidemocratici: l'articolo afferma che è vietata «la produzione, la distribuzione, la vendita o il solo possesso di oggetti che richiamano al fascismo, al comunismo o ad altri simboli di totalitarismi». Uno dei principali promotori della norma è Jaroslaw Kaczynski, fratello gemello del Presidente della Repubblica e capo del partito di opposizione «Legge e Giustizia».

lunedì 15 giugno 2009

Antica osteria "Dal turchestano"


Londra, 15 giu. - (Adnkronos) - I quattro detenuti di Guantanamo
di etnia uigura trasferiti nei giorni scorsi nelle isole Bermude
sognano adesso di aprire un ristorante nel paradiso dei miliardari.
Rinchiusi per sette anni nel campo di detenzione americano a Cuba con
l'accusa di essere terroristi, ora liberi tra le meraviglie
dell'isola, i quattro amici originari della provincia cinese dello
Xinjiang a maggioranza musulmana sono ancora increduli: "Non avremmo
mai immaginato di essere un giorno cosi' felici", ha dichiarato al
"Times" Abdullah Abdulqadir, 30 anni.

I quattro, accusati di appartenere al movimento separatista del
Turkestan orientale, avevano trovato rifugio in Afghanistan dopo le
persecuzioni della "dittatura comunista", trasferendosi in un
villaggio nei pressi di Jalalabad. Dopo l'inzio della guerra americana
contro i Talebani, erano fuggiti nelle regioni tribali pachistane,
dove erano stati arrestati con l'accusa di essere affiliati di al
Qaeda. "Ma di al Qaeda abbiamo sentito parlare per la prima volta a
Guantanamo", sostengono.

martedì 12 maggio 2009

Un uomo solo al commando


(ANSA) - BARI, 12 MAG - "Abbiamo notizie che i due presunti terroristi di Al Qaida siano rinchiusi al terzo piano della famigerata seconda sezione ove sono rinchiusi altri 90 detenuti vigilati da un solo agente". Lo denuncia il segretario regionale pugliese del Sappe (Sindacato autonomo polizia penitenziaria), Federico Pilagatti, in una nota nella quale ricorda i numerosi cantieri tuttora aperti nel carcere di Bari e i "grossi problemi di sicurezza", peraltro con un muro di cinta "da più di un anno completamente sguarnito".
"Il Sappe - aggiunge - ritiene che solo la professionalità, il sacrificio, la serietà e la correttezza dei poliziotti penitenziari baresi hanno finora evitato situazioni pericolose, ma fino a quando si riuscirà a far fronte alle esigenze, dovute soprattutto alla carenza del personale?". "E' necessario - conclude Pilagatti - sottoporre i presunti terroristi ad un controllo più adeguato, alla chiusura della II sezione, ad innalzare il livello di sorveglianza dell'istituto presidiando il muro di cinta, eppoi sfollando il carcere di detenuti in maniera corposa al fine di ristabilire le minime condizioni igienico-sanitarie e di sicurezza". (ANSA).

DES
12-MAG-09 19:21

venerdì 19 dicembre 2008

Botti di fine anno


Stavolta c’è da aspettarseli, i botti. E per più motivi. C’è il petrolio che scende pericolosamente verso i trenta dollari al barile: oggi vale già meno di 34. Difficile che chi sul greggio ci campa, come l’Iran, possa sostenere a lungo questo deprezzamento che mina l’economia del regime degli ayatollah e di molti altri produttori della regione. Una crisi internazionale, magari creata ad arte da qualche nuova esternazione del falco Ahmadinejad (o da qualche inopinata azione delle forze armate della Rivoluzione) potrebbe cavare d’impaccio chi sul petrolio fa affidamento per sopravvivere e, magari, per prosperare.
Poi c’è l’affanno, sempre più evidente, dell’economia americana. Gli ultimi dati parlano di un passaggio della crisi da finanza e banche al paese reale. A guardare i numeri, niente di drammatico: la disoccupazione è cresciuta, ma è ancora piuttosto bassa; i consumi sono calati, ma non crollati. Stanno male le aziende decotte, come le tre big di Detroit, ma chi produce in maniera più economica e razionale (come le case giapponesi coi loro stabilimenti del Sud) regge abbastanza bene. A preoccupare, più che altro, sono i segnali che vengono da chi fa la politica economica degli Stati Uniti. La scelta della Fed di tagliare a zero i tassi di interesse – non era mai accaduto – è una scelta da economia di guerra. Non era successo durante la Grande Depressione e nemmeno negli anni terribili dei due conflitti mondiali. Tutto fa però pensare a una riedizione della crisi che colpì l’America tra il 1939 e il 1945, con una differenza: allora lo sforzo bellico tutto sommato aiutò l’economia statunitense a sopravvivere. La tentazione di ripetere la ricetta keynesiana degli investimenti pubblici per “muovere” l’economia, che Obama ha ovviamente già fatto sua, potrebbe così tingersi di grigioverde. Un’emergenza umanitaria o, più probabilmente, una provocazione insopportabile in una regione strategica (per esempio, il medio oriente) potrebbero essere l’occasione per mettere in moto l’industria bellica e dimostrare al mondo che Barack Obama è pronto per il ruolo di commander in chief. E che nessuno, in un momento come questo, può permettersi a lungo di volere davvero la pace.

mercoledì 5 novembre 2008

Ma non chiamatela valanga


Reagan '84: 525 voti elettorali su 538 (vedi immagine sopra).
Roosevelt '36: 523.
Nixon '72: 520.
Reagan '80: 489.
Johnson '64: 486.
Roosevelt '32: 472.
Eisenhower '56: 457.

Persino Clinton (379 nel '96 e 370 nel '92) e Bush sr. (426 nell'88) hanno fatto meglio di Barack Obama, che ha vinto bene, anzi benissimo. Ma non chiamatela valanga.

venerdì 24 ottobre 2008

Se lo dicono loro

See more Ron Howard videos at Funny or Die

C'è poco da fare.

lunedì 1 settembre 2008

Big bang


Se è vero quello che dicono, vorrei si sapesse che sono felice di essere cristiano e di non dover votare più, ma soprattutto che ringrazio Dio per avermi fatto sposare una donna meravigliosa. Qualora avessi abbastanza tempo, però, vorrei finire un romanzo, fare almeno tre figli (meglio quattro, in maggioranza femmine), essere più padrone di me stesso e magari comprare questa casa. Direi che potrebbe bastare.

martedì 5 agosto 2008

Così la Cecenia cinese è diventata il crocevia del terrore olimpico


Quando la portavoce del Comitato olimpico internazionale, Emmanuelle Tonge, dice che “quanto accaduto a Kashgar non ha a che fare con i Giochi”, dice in parte la verità. L’attacco che ieri mattina alle otto (ora locale, erano le due del mattino in Italia) ha causato la morte di sedici poliziotti cinesi e il ferimento di altrettanti ha poco a che vedere con le Olimpiadi, nel senso che queste sono soltanto il palcoscenico ideale per far emergere una lotta secolare tra il governo di Pechino e la minoranza musulmana del paese. Mentre il corrispondente della France Press ancora faticava a trovare riscontri alla notizia, l’agenzia di stampa statale Nuova Cina già faceva sapere che i due autori dell’attentato erano stati arrestati: secondo la ricostruzione ufficiale, i terroristi avrebbero lanciato a tutta velocità un camion bomba – originariamente destinato al trasporto dei rifiuti – contro un posto di polizia a Kashgar, una delle città principali della provincia autonoma dello Xinjiang. Dopo l’esplosione, i due avrebbero assaltato all’arma bianca altri agenti, ferendoli, prima di essere tratti in arresto. Per le autorità locali sarebbero esponenti del Movimento islamico del Turkestan orientale, un’organizzazione jihadista inclusa dagli Stati Uniti e dall’Onu, dopo l’11 settembre, tra le formazioni legate al network internazionale di al Qaida.
Attivo da quasi trent’anni, l’islamismo armato non è che l’ultima forma di rivolta tentata dalla minoranza musulmana in quel che un tempo era chiamato Uiguristan. Dall’invasione cinese del 1759 gli uiguri, un popolo di ceppo etnico turco che segue la corrente sufista dell’islam, hanno trovato tre volte la strada dell’indipendenza: nel 1866, all’inizio degli anni Trenta del Novecento e, dopo una breve parentesi, di nuovo nel decennio successivo. Quando nel 1949 l’establishment politico uiguro volò in Russia per un negoziato che avrebbe dovuto concludersi con un’annessione onorevole alla Cina maoista, l’aereo sul quale viaggiavano i leader della sperduta repubblica di confine tra l’Urss e l’ex celeste impero precipitò misteriosamente. I decenni successivi, fatti salvi i diversi costumi, sono stati speculari a quelli del vicino Tibet: colonizzazione da parte dell’etnia han con l’obiettivo di ridurre a minoranza la maggioranza di ascendenze turche, divieto di insegnamento nelle scuole di lingua e cultura uigura, divieto ai giovani sotto i diciotto anni di frequentare le moschee. La differenza con il Tibet è stata semmai nella reazione degli uiguri: a partire dagli anni Ottanta, ma soprattutto nel decennio successivo, la causa dell’indipendentismo si è sempre più assimilata a quella del fondamentalismo islamista. Fonti governative di Pechino parlano di 162 vittime in un decennio – tra il 1990 e l’inizio del nuovo secolo – in attentati dinamitardi di vario genere messi a segno soprattutto all’interno dei confini della provincia dello Xinjiang. Attentati che hanno facilitato il dialogo tra la Cina e gli Stati Uniti all’indomani dell’11 settembre, quando Washington ha cominciato a cercare amici per dichiarare guerra al jihadismo.

Oleodotti e campi qaidisti
La sua guerra agli islamisti turkestani – con un alleato forte come la Russia, alle prese con altri indipendentisti musulmani in Cecenia – la Cina l’aveva però dichiarata già nel 1997 con la creazione dell’Organizzazione di Shanghai per la cooperazione (Sco), alla quale aderirono buona parte delle vicine repubbliche dell’Asia centrale con l’obiettivo di proteggere il ricchissimo business regionale, quello degli oleodotti. Da allora le operazioni anti terrorismo sul suolo cinese sono diventate una routine: soltanto negli ultimi mesi, con l’approssimarsi dell’apertura dei Giochi olimpici, le autorità cinesi hanno fatto sapere di aver sventato un piano per far esplodere un volo di linea all’aeroporto internazionale di Pechino, di aver interrotto un dirottamento, di aver confiscato parecchie tonnellate di esplosivi, di aver arrestato terroristi “pronti a sequestrare giornalisti, turisti e atleti durante le Olimpiadi”. Secondo Human Rights Watch e Amnesty International, dietro a questi raid si cela la volontà dei leader di Pechino di ridurre al silenzio l’ennesima minoranza inquieta, ma è anche vero che – lo scorso aprile – il segretario generale dell’Interpol, Ronald Noble, aveva segnalato “il pericolo uiguro per i Giochi”. Lo scorso 23 luglio era stato lo stesso leader separatista dell’Etim, comandante Seyfullah, a preannunciare “attacchi con tecniche mai viste prima”. Detto dal successore di Hasan Mahsum, noto anche come Abu Muhammad al Turkestani, ucciso da soldati pachistani in un campo di addestramento qaidista nel sud del Waziristan nel 2003, è un avvertimento che lascia adito a pochi dubbi.

(© Il Foglio, 5 agosto 2008)

martedì 15 aprile 2008

Terza repubblica (Calderoli santo subito)


Un paese bipartitico (liberalconservatori da un lato, socialdemocratici dall'altro) con una forza al centro minoritaria (come i liberali a Londra o a Berlino, come l'Udf d'un tempo a Parigi). Fascisti in Parlamento: non pevenuti. COMUNISTI IN PARLAMENTO: NON PERVENUTI. Maggioranza inequivocabilmente schiacciante in entrambe le Camere. Welcome to Italy, very normal country.

lunedì 31 marzo 2008

An Inconvenient Sponsor

Visto che a Milano hanno pensato bene di scegliersi questo promoter, allora forza Smirne.

domenica 9 marzo 2008

C'era una volta


Biondi, Iannuzzi, Sterpa. L'altra volta Raffaele Costa. E poi Capezzone. Restano soltanto Antonio Martino e Benedetto Della Vedova. Perché? Perché? Perché?

Update. Non c'è nemmeno Rivolta.

mercoledì 20 febbraio 2008

Un amico a Sanremo


Al liceo eravamo compagni di banco. Insieme abbiamo scritto un musical (bellissimo) mai messo in scena e girato un paio di cortometraggi. Poi abbiamo continuato a sentirci e, quando possibile, a vederci. Dieci anni fa mi disse che, di lì a dieci anni (cioè oggi), si vedeva "a ringraziare per il premio alla notte degli Oscar o a suonare l'organetto in una stazione della metro B di Roma". Beh, non sarà la notte degli Oscar, però martedì prossimo Andrea Montepaone dirigerà l'orchestra al Festival di Sanremo per l'esecuzione del brano "Il rubacuori" (arrangiato da lui) dei Tiromancino. E io sono troppo orgoglioso di lui.

venerdì 15 febbraio 2008

MGIF


E' tornato a giocare. Perché lui è un po' come il Moro che pur di andare in campo s'è fatto tesserare dalla Pontolliese Libertas, o come Damiano Tommasi, il ragazzo con la valigia che tornerebbe a tirare quattro calci al pallone pure sul campetto di Negrar, in Valpolicella. Nessuno se lo ricorda, perché di lui è rimasto il segno dei soldi e il mobbing di Lotito, ma quei due gol (uno, stratosferico, alla Spagna ai quarti) sono stati una delle cose più belle del culo di Sacchi. Chi vuole andarlo a vedere, può farsi un giro a Tombolo, vicino Padova. Dino Baggio gioca lì.

mercoledì 13 febbraio 2008

L'ha detto lui (ma potevo dirlo pure io)

''Allearsi con Di Pietro ed escludere i socialisti e' una decisione che non avrebbe bisogno di commenti''. Lo afferma Enrico Boselli, leader del Partito socialista. ''E' evidente - conclude - che se l'obbiettivo e' quello di cancellare i socialisti, Veltroni ha trovato in Di Pietro un ottimo compagno di strada''.